L’equivoco della positività: perché tutte le emozioni meritano ascolto

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Quando «essere positivi» diventa un obbligo morale

Negli ultimi anni, le notizie sempre più allarmanti di guerre, crisi, instabilità, danno la sensazione che il mondo stia andando nella direzione sbagliata. 

E se da una parte questo stimola costantemente sensazioni come rabbia, indignazione, sfiducia nel futuro, dall’altra riceviamo sempre più spesso il messaggio opposto: essere positivi.

Infatti, oggi «essere positivi» è considerato un segno di maturità, equilibrio e persino correttezza morale.

In molte circostanze, è proposto come antidoto al senso di impotenza di chi sta affrontando una malattia, un momento difficile in famiglia, un problema economico. 

Spesso colpevolizziamo anche gli adolescenti, che da sempre esprimono con comportamenti ribelli o di chiusura la propria naturale fragilità e bisogno di accettazione, perché non riescono a «essere positivi».

Le emozioni etichettate come «sbagliate»

Nonostante le migliori intenzioni, questo approccio promuove una divisione fuorviante delle emozioni in due categorie.

Da una parte, le emozioni «giuste» in quanto positive come gioia, gratitudine, speranza, ed altre legate ad un’esperienza piacevole.

Dall’altra, le emozioni «sbagliate» come tristezza, rabbia, paura, solitudine e altre con valenza negativa, solitamente associate ad una percezione dolorosa.

Ma questa rigida distinzione tra bene e male compromette la comprensione della nostra esperienza emotiva e delle persone che ci sono vicine.

Il giudizio verso le emozioni negative

Molte volte non riusciamo ad accettare alcune emozioni «negative» perché le consideriamo segnali di debolezza, malevolenza o immoralità.

Così facendo, attiviamo un atteggiamento auto-giudicante per quella che invece è la naturale risposta emotiva a ciò che stiamo vivendo in quel momento.

Ma ignorare o tentare di soffocare queste sensazioni, convinti che non dovrebbero esistere o che sia sbagliato lasciare emergere, rafforza quelle emozioni, anche se spiacevoli.

E oltre che nella nostra esperienza personale, senza rendercene conto, spesso adottiamo questo atteggiamento anche verso le persone che amiamo.

Per esempio, quando minimizziamo  la tristezza, reprimiamo la rabbia oppure sminuiamo le paure dei nostri figli o del partner, invalidando il significato e il messaggio intrinseco di queste emozioni.

Combattere le emozioni le rende più forti

Le emozioni più intense, a prescindere che siano piacevoli o spiacevoli, indicano bisogni, desideri, valori e aspetti importanti per l’individuo che le prova.

Per questo quando vengono ignorate o represse, anziché scomparire si rafforzano, occupano uno spazio maggiore nella mente generando pensieri invasivi, rimuginazioni, frustrazione.

Questo fenomeno si chiama «amplificazione»: più cerchiamo di allontanare un’emozione, maggiore diventa la sua influenza sul nostro comportamento.

Come quando siamo a dieta e più ci sforziamo di non pensare al cibo, più il cibo attira la nostra attenzione, allo stesso modo, combattere le emozioni finisce per rafforzare proprio ciò che vorremmo eliminare.

Le emozioni come bussola dei nostri valori

Il modo migliore per gestire le emozioni è accoglierle, riconoscerne la presenza e ascoltare il messaggio che stanno cercando di comunicarci.

Per esempio, un’emozione forte come la rabbia nel leggere una notizia può essere il segnale che percepiamo un’ingiustizia o una violazione di qualcosa di importante per noi.

Forse quella reazione istintiva ci sta indicando quanto teniamo all’uguaglianza, alla dignità o alla giustizia, offrendo informazioni sui nostri valori più profondi.

In questo senso, specialmente le emozioni più scomode diventano una bussola per orientare le nostre scelte in modo coerente con ciò che per noi conta davvero.

Dall’accettazione all’azione consapevole

Sviluppare una relazione più equilibrata e consapevole con tutte le nostre emozioni, ci permette di trovare la risposta a domande fondamentali: 

«Che cosa mi sta dicendo questa emozione?» oppure «Quale azione mi avvicinerà (o mi allontanerà) da ciò che considero importante? ».

In questo modo, possiamo riconoscere e mettere in atto scelte e comportamenti appropriati alla persona che desideriamo essere.

E proprio questa capacità di accogliere l’intera esperienza umana con un atteggiamento mentale positivo, rappresenta la base più solida per una felicità autentica e duratura.

Immagine di copertina di freepik


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