Il paradosso della velocità
La tecnologia ci mette a disposizione strumenti sempre più potenti per risparmiare tempo, eppure quel tempo guadagnato lo riempiamo quasi subito con nuove attività, impegni e appuntamenti.
Paradossalmente, il risultato è un’esistenza ancora più frenetica, fatta di giorni che scorrono senza essere davvero vissuti e momenti che passano senza essere goduti.
Siamo così presi da questo vortice, che siamo quasi convinti che si tratti di un destino inevitabile, una legge a cui dobbiamo necessariamente sottostare.
Un’abitudine che possiamo cambiare
Cadiamo spesso nell’equivoco di pensare che rallentare sia un lusso riservato a pochi, quando invece è una scelta possibile e accessibile a tutti.
Invece, vivere sempre al massimo della velocità è solo un’abitudine, un adeguamento ai modelli sociali che ci circondano ogni giorno e che tendiamo ad assorbire senza farci domande.
Osservando con attenzione certi nostri comportamenti, possiamo riconoscere nella velocità un meccanismo che in realtà non ci appartiene, e che proprio per questo possiamo decidere di cambiare.
Il ritmo naturale delle cose
Rallentare significa quindi ritrovare il nostro ritmo personale, vivere consapevolmente ogni momento e liberarci dall’ansia delle «cose da fare» per dare maggiore attenzione a ciò che stiamo vivendo qui ed ora.
Questo produce effetti positivi, concreti e riconoscibili nella nostra quotidianità.
Per esempio, ci libera dal bisogno di essere perennemente connessi tramite telefono, email e social, consentendoci di stabilire le giuste priorità e ritrovare la concentrazione.
Così facendo, ci dedichiamo ai nostri obiettivi con la giusta cura e presenza, invece di destreggiarci tra mille impegni senza portare a termine nessuno.
Fare spazio tra i doveri migliora anche la qualità delle relazioni, a partire dalle semplici conversazioni con amici e conoscenti.
Inoltre, rallentare risveglia la nostra capacità di riconoscere i piccoli piaceri che già popolano le nostre giornate e che spesso non riusciamo nemmeno a vedere: un tramonto, un sorriso, un fiore.
I personaggi delle nostre storie
In realtà, anche se sappiamo che rallentare sarebbe un toccasana, la nostra mente trova sempre storie convincenti per farci continuare a correre.
In queste storie compaiono personaggi che spesso ci sembrano familiari, altri persino un po’ comici quando li guardiamo da una certa distanza.
Riconoscerli è il primo passo per smettere di comportarci come loro e cominciare a fare scelte più salutari per la nostra crescita personale.
Lo struzzo – Continua a correre perché fermarsi significa guardarsi dentro, e ha paura che quello che vedrebbe potrebbe non piacergli.
L’onnipotente – Non può permettersi di frenare perchè tutto dipende da lui e dalla sua presenza costante.
Il procrastinatore – Va sempre di corsa perchè è la scusa perfetta per rimandare: le scelte difficili e i cambiamenti gli fanno paura.
L’eterno insoddisfatto – Qualunque risultato ottenga, ha sempre la sensazione di non essere abbastanza, e rallentare significherebbe fare i conti con quel vuoto.
Il pessimista – È convinto che se abbassa la guardia anche solo un momento, le cose andranno sicuramente storte.
Il frullatore – Continua a rimuginare e ruminare perchè pensa che solo così troverà la soluzione giusta ai suoi problemi.
Il perfezionista – Non si ferma mai perché non è mai contento: le cose o si fanno bene o è meglio non farle affatto.
Il poliziotto – Va sempre veloce perché secondo lui rallentare significa perdere il controllo della situazione, e questo non lo può accettare.
Scegliere ciò che conta davvero
Molto probabilmente anche tu ti sarai riconosciuto in uno di questi personaggi.
Rallentare è una scelta che richiede coraggio, perché va controcorrente rispetto a ciò che la società ci chiede ogni giorno con sempre maggiore insistenza.
Però è anche la scelta che può rendere la nostra vita più autentica, piena e coerente con ciò che siamo davvero.
Infatti, quando smettiamo di rincorrere tutto non rinunciamo a niente di importante, ma iniziamo finalmente a scegliere con consapevolezza cosa vale davvero la pena vivere.
in copertina: Immagine di lookstudio su Magnific
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