«Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili. Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.
Osservate ogni strada attentamente e con calma, poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi: “Questa strada ha un cuore?” È l’unico interrogativo che conta. Se ce l’ha, è una buona strada; se non ce l’ha, è da scartare.»
[Carlos Castaneda, Gli Insegnamenti di Don Juan]
Scopriamo se la strada che stiamo per intraprendere ha un cuore attraverso una capacità che conquistiamo nel tempo, coltivando quella profondità fiduciosa che avevamo da bambini.
Accettiamo così che la strada che siamo chiamati a percorrere si potrebbe discostare da quella che avevamo immaginato, anche se ne stavamo pianificando i dettagli.
Le ragioni del cuore, infatti, a volte ci chiedono di gettare all’aria come un castello di carte proprio ciò che abbiamo costruito con impegno, dedizione e fatica.
Accogliere questo cambiamento richiede coraggio, ma ci permette di riconoscere la strada giusta per noi.
La scelta più saggia
Intraprendere una strada guidati dalla paura vuol dire correre senza guardare dove stiamo andando, ma solo cosa ci lasciamo alle spalle.
Così facendo, da una parte ci troviamo sempre davanti lo stesso paesaggio perché, senza volerlo, continuiamo a portarci appresso ciò che temiamo.
Dall’altra, spesso ci avventuriamo verso situazioni peggiori di quelle che vogliamo evitare.
Allo stesso modo, l’ambizione promette scenari di grandezza ma spesso ci spinge a realizzare un’immagine di noi stessi che in realtà non ci rappresenta.
Inoltre, siccome nessun risultato basta mai ad appagarla pienamente, sposta continuamente il traguardo in avanti rendendoci sempre insoddisfatti.
Ma quando comprendiamo che la scelta più saggia è seguire la strada illuminata dal cuore, cominciamo a trovare soluzioni concrete, superare gli ostacoli e ricevere l’aiuto di cui abbiamo bisogno.
Essere nel flusso
Gli sportivi che praticano il windsurf chiamano questo stato «essere nel flusso».
È una condizione mentale e fisica di massima concentrazione, armonia e fusione totale con la tavola, la vela e l’acqua.
Quando si verifica, le capacità atletiche del surfista rispondono perfettamente alle sfide lanciate dalle condizioni del mare e del vento, in uno straordinario equilibrio di forze.
La sua mente si libera dai pensieri quotidiani, ansie o scadenze, e anche se lo sforzo fisico è intenso, continua a percepire una sensazione di assoluta leggerezza e controllo.
Per noi, quando siamo nel flusso, il cuore diventa una bussola infallibile: quando impariamo ad ascoltarlo delicatamente, senza forzature, diventiamo viaggiatori di successo.
Il nutrimento del cuore
Riconoscere se una strada ha un cuore, più che un esercizio razionale, richiede l’osservazione silenziosa di ciò che proviamo mentre la percorriamo.
Questo meccanismo attinge e rinnova la nostra preziosa e personale riserva di energia vitale che si manifesta in forma di amore per noi stessi e quello che facciamo.
Ma quando ci lasciamo prendere eccessivamente dagli impegni e responsabilità quotidiane, ci dimentichiamo di noi stessi e delle persone che per noi sono importanti e inconsapevolmente lasciamo che questa riserva si esaurisca.
Allora ci sentiamo sopraffatti da un senso di scontentezza, separazione e vuoto: è il modo in cui la nostra anima ci comunica che siamo su una strada «senza cuore».
Anche quando sembra facile da percorrere, ci logora interiormente perché ci chiede di allontanarci da chi siamo davvero.
In quei momenti, per colmare quella sensazione, la cosa migliore da fare è respirare profondamente, rilassarci e immaginare di riempirci d’amore.
Un amore colorato di blu che riempie ogni fessura, ogni vuoto, e restituisce continuità al nostro cammino.
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